Parole d'Autore - Archivio
Da Un mare di Telex
Ipermercato fai-da-te
Ikea ha annunciato che non intende aprire a Palermo. Se manda i pezzi ci pensiamo noi. 1 febbario 2009
Telefoni silenziosi
Niente da fare, in Sicilia i telefoni antiracket non squillano mai. Che li abbiano forniti con la sola vibrazione? 19 febbraio 2005
Affissione abusiva
Alcuni manifesti elettorali della Casa delle libertà affissi nel capoluogo sono stati parzialmente oscurati dalla scritta “Affissione abusiva” posta sotto il simbolo. Visto come si vota dalle nostre parti non mi stupirei se Affissione abusiva” risultasse tra gli eletti. 24 aprile 2003
I cannoli di Piana
Continua fino a domenica prossima a Piana degli Albanesi la manifestazione “ Cannoli & friends”. Ingrasso libero. 18 aprile 2009
di Massimo Puleo
Il ciclista del Wessex
Era in uno stato euforico.
Le poche miglia che lo dividevano da casa le percorse senza accorgersene.
La bicicletta scivolava con il minimo di sforzo - era come se a muoversi non fosse il ciclista ma il paesaggio.
Le gambe e le ruote erano ferme: il paesaggio invece gli correva incontro con un susseguirsi di scene che catturavano il suo stupore.
Avvertiva che nell'aria persistevano profumi e colori che esplodevano come papaveri nella burrrasca; nonostante la leggerezza, il suo cuore batteva forte e lo riportava, con improvvise capriole di sensualit?, al momento in cui si era accorto che Margery significava qualcosa di importante per lui.
Alcune allodole, fra le zolle fumanti, trillavano il loro segreto nell'aria - a volte gli capitava di scorgere nella natura solo enigmi.
Cosa stava succedendo in lui?
Francesco Marroni
Sia affar vostro
Mio nonno dice che sulla luna non ci sono arrivati mai. Che è impossibile. Cos'è la luna, gli chiedo, nonno? Appunto mi risponde, com'è che dicono che sono arrivati dove non si sa nemmeno cos'è?
C'è stato un film, gli racconto, non ricordo il titolo. Sembrava tutto vero, ma era un allunaggio simulato. Da questo punto di vista avresti ragione nonno, però.
La nonna arriva con i biscotti e con il tè. Dice, ma che bella sorpresa, com'è che queste sorprese non le fai più spesso. Dovresti farle più spesso, tu sai quanto il nonno ed io siamo contenti quando ci vieni a trovare.
Francesco Gambaro
Al Calais
Quattro maggio. Il giovedì nero di Lozano. La giornata del malumore, dei nervi scossi, dei denti serrati, delle unghie rosicchiate, dei cattivi pensieri.
E anche la giornata del caos, il caos che si era installato dentro di lui dopo in brutto sogno notturno, quando vide se stesso fluttuare nell'aria come un pallone gonfio d'elio, legato a un cordino interminabile e trascinato da un cavallo che non avrebbe saputo come ammansire.
Nella sua sontuosa potenza, la bestia se ne volava selvaggia come Pegaso sopra la spiaggia d'opale, che si sollevava a nuvola, e poi, abbandonata la spiaggia di Calais, si fiondava magicamente sugli Champs-Elisées per sfrecciare vanitosa sotto l'Arco di Trionfo, tra due ali di folla che, a quel passaggio privo di logica, rideva, si piegava in due dal troppo ridere.
Rideva di lui, di Ladislas Lozano ridotto ad aquilone, un bamboccione pieno d'aria, e rideva del modo in cui il cavallo se lo portava a spasso.
Lozano si svegliò di soprassalto. Era sudato.
Quel cavallo!
Capì subito di che
si trattava. Non ebbe bisogno di uno strizzacervelli per decifrare il modesto enigma che si nascondeva in quella povera allegoria.
Si diede dell'imbecille e si voltò sull'altro fianco...
... Ripensò al sogno come a un cattivo presagio. Il cavallo era in tutto e per tutto il Nantes Atlantique che lo dominava e lo manovrava come cosa inerte, incapace d'azione e perfino di affrancamento.
Osvaldo Gerrieri
Mandorle amare
In Quaresima carne non si mangiava, quaranta giorni e carne niente. Si mangiava legumi, verdura e pesce la domenica.
E basta.
Altrimenti la domenica si cucinava stufato di uova - oppure, per risparmiare, cucinavamo fruscidde d'ova e li mettevamo dentro la salsa. Prendevamo mollica di pane, formaggio - perch? il formaggio c'era - e si impastava con l'uovo e si facevano queste fruscidde.
Si metteva uno spicchio d'aglio, una goccia di zucchero, cannella, un poco di prezzemolo tritato fine fine, e si facevano le polpettine. Si soffriggevano e si mettevano in mezzo alla salsa.
Queste erano le fruscidde di uova.
Oppure si cuoceva l'uovo nella padella, prima si rompeva l'uovo e s faceva soffriggere un poco da questo lato e da quel lato, poi si metteva in mezzo alla salsa.
E questo ? stufato di uova, invece di fruscidde.
Per Pasqua c'era l'agnello, perch? quelli mandavano l'agnello, sempre dai terreni nostri e Ciccio Italiano veniva l? ad ammazzare quest'agnello. Lo si faceva a stufato con quattro patate in mezzo, cos? si allungava il brodo.
Cos? mangiavamo l'agnello, e basta. Non sempre ci toccava un dolce.
Se Pasqua era venuta bene, se avevamo lavorato, allora c'era un dolce, una cassata di pan di Spagna con la conserva in mezzo, e ricamata sopra con le foglioline.
Facevamo questa cassata, e per noialtre era festa!
E si mangiava l'agnello, dopo quaranta giorni che non si mangiava carne.
Maria Grammatico
7 Uomini 7 - peripezie di una vedova
Un tardo pomeriggio dei primi di giugno, mentre l'Etna sputava fiamme e fuoco, mia madre sputò me su un tavolo da cucina tra bagliori di sangue e abbaglio di parenti.
Che volevano un maschio.
Femmina ero, solo femmina, per di più seconda femmina, per di più nata a dispetto d'un aborto fattincasa da mia madre con una cartomante, donna Carolina, magra come per malaria che non mi raschiò dalle segrete dell'utero col suo cucchiaio grande, quello con cui faceva abortire le gravide, maritate e signorine, delle Case Popolari che non volevano più figli più miseria più botte.
Non sbagliava mai donna Carolina, la cartomante (in siciliano la ‘nsettacose, ‘nsettare significa indovinare presagire) ma sbagliò con mia madre e così nacqui facendo torto a tutti.
Mia madre mi sentì come un'imboscata alla sua misera vita che non le consentiva altri atti di volontà che lo sfratto del mio gruzzoletto di carne dalle viscere amare del suo utero di ragazza.
Mio padre, unico figlio maschio di madre vedova, con tre sorelle femmine, quando mi vide femmina lasciò la stanza, come un ladro che sente l'arrivo improvviso dei padroni, reo confesso del fallimento, reo confesso della mia femmineità.
Per tre giorni non venne fuori dallo sgabuzzino dove si era rifugiato con la testa fasciata invocando, con la simulazione d'una feroce emicrania, quella pietà quella solidarietà che in nessun modo poteva impetrare.
Era il tre di Giugno e il Vulcano alle mie spalle sgricciava fuoco come viscere di sangue, forse per questo non sento altro odore che l'asprodolce del sangue, no anzi anche il prezzemolo sento, con sfinimento e vomito lo sento.
Di prezzemolo mia madre si riempì l'utero prima di raschiarmi col cucchiaio di donna Carolina, il prezzemolo doveva essere un'ulteriore garanzia al perfezionamento della mia cancellazione. Così avere respirato per 48 ore prezzemolo nel ventre di mia madre dove annidavo come un clandestino, deve avere procurato nella memoria che non smemora quella nausea che sento.
Silvana Grasso
Sicilia n. 9 - Medea
Fa parte della storia delle donne perdere tutto per amore: abbandonare il proprio focolare, la terra, la città, gli amici, gli interessi, ?distruggere? la propria famiglia ed essere accolta altrove, straniera, ospite, parlare un'altra lingua, essere derisa o compatita perché diversa, insomma dipendere totalmente dal marito che diventa l'unico interlocutore, l'unico interesse possibile, situazione in cui l'unica attività creativa concessa è quella di assicurargli una discendenza, di partorirgli cioè dei figli.
In questa posizione di estrema fragilità, un tradimento o un abbandono assumono la dimensione di una catastrofe, e l'oscurarsi del sole significa reclusione ed esclusione da tutto il mondo esterno e da un futuro dignitoso.
Quando capita che le acque del nostro mare si infuriano è più difficile navigare e gestire timone e vele, soprattutto se si è sempre delegato ad altri la guida della barca.
Bisogna avere la praticità e gli strumenti adatti a sapersi orientare nelle tempeste e dare risposte sagge per arginare e ridurre il più possibile il danno e le ferite che si subiscono inevitabilmente.
Ma è così difficile e così raro agire sensatamente e scegliere le cose giuste quando si è presi dal panico. Quella di Medea è chiaramente una risposta sbagliata, irrimediabile e ingiustificabile sebbene comprensibile. Eppure aprendo il giornale si constata con sgomento che ancora oggi ci sono donne che tentano di uscire da un abisso di dolore, di smarrimento e di rabbia uccidendo i propri figli, quelli partoriti per amore di lui, quasi fosse una rivalsa verso una società diventata nemica.
Il testo della Medea mostra fortemente che lei segue dei ragionamenti diversi, opposti: l'impulso di vendetta e distruzione, e la voce materna e vitale dell'amore.
Medea ne è ugualmente attirata, divisa e sfiancata.
Pamela Villoresi
Il centro dell'uomo
Per quanto possa essere suggestivo, occorre rinunciare a leggere la più lontana Preistoria come una grande Chanson de geste e considerare i resti in rapporto allo scarto, come il metodo psicoanalitico propone, per accostarsi all'immaginario primordiale; se per esempio si andasse oltre al concetto di causalità delle permanenze, se ne potrebbe ritrovare una qualche valenza mitopoietica, l'origine di miti che non conosciamo o che non abbiamo ancora trasformato e tradotto in parole. Tiresia dovette essere cieco per vedere la verità. Forse non esistono verità ma visioni al di là della vista, l'analista sa bene che deve accecarsi per giungere alla valenza psichica di un significato atto a produrre mobilitazione e vita, forse anche lo studioso di Preistoria deve accettare ed anzi utilizzare la cecità per poter vedere. In questo libro vi sono momenti in cui ciò accade e ci si può allora accostare ad una verosimiglianza non della storia, o della storia soltanto, ma del costituente, di ciò che appartiene all'Uomo.
Malde Vigneri
Guida di Palermo per ragazzi
Avete mai fatto un giro di Palermo accompagnati da un personaggio mitologico
dall’aria reale? Avete mai portato a vedere qualche chiesa o qualche
monumento i vostri figli o nipotini? Se ancora non avete provato l’ebrezza
di questa nuova esperienza potete lanciarvi in un tentativo con in mano
la Guida di Palermo per ragazzi. Questo libro, dal formato tipico delle
guide turistiche, vi permetterà una visita un po’ inconsueta
della città. Pensato per i ragazzi potrebbe riservare qualche interessante
sorpresa anche agli adulti. Itinerari tematici e cronologici attraverso
la città, storielle e curiosità sui luoghi visitati, apparati
didattici vivaci e stimolanti che sviluppano la capacità di osservazione
insieme naturalmente ad una grafica di straordinario appeal sono gli ingredienti
di questa guida. Insomma starà a voi scegliere dove e come seguire
il Genio di Palermo col suo serpente, quali personaggi illustri incontrare
in sua compagnia e dove magari fare una piccola sosta particolare. Inoltre
se vi piacciono le piante non saltate l’itinerario dei giardini e
magari completate il tutto con la sezione usi e costumi. Il bello di una
città è infatti immergersi anche nella sua way of life, nei
suoi colori sapori e odori. Tutto questo è stato scritto pensato
disegnato per i ragazzi e può essere utilizzato da una fascia di
età che va dai sette ai settanta!
La guida colma l’assenza editoriale di un prodotto che stimola l’amore
e l’interesse per i beni culturali nelle nuove generazioni. Dopo iniziative
di successo quali “La scuola adotta un monumento” ancora un
volta i giovani vengono coinvolti nei modi giusti, diventano interlocutori
attenti ed appassionati grazie ad una narrazione scorrevole e facilmente
comprensibile. La scrittura contiene peraltro anche momenti in cui storia
e legenda apparentemente s’intrecciano, diventano spunto di divertimento
e momento di coinvolgimento. Test, schede di approfondimento e quiz rendono
questa guida ancora più viva ed avvincente.
Lietta Valvo Grimaldi
Il muro di vetro e la sua genesi
Le ferite dell’anima sono dolorose, ma talvolta sono anche fonte di ispirazione.
E’ il caso del furto della Natività del Caravaggio avvenuto in
una notte piovosa del mese di ottobre 1969. Un avvenimento di trentasei anni
fa, l’età di un uomo adulto.
I giornali nazionali ed internazionali
diedero rilievo alla clamorosa notizia proveniente dal capoluogo siciliano,
ed alcuni pubblicarono servizi di inviati che furono spediti a Palermo per
indagare su quel grave episodio di mafia che sottraeva un capolavoro all’umanità.
Leonardo
Sciascia voleva occuparsi del furto, e me ne scrisse in una lettera che conservo,
ma poi fu distratto da altri temi.
Personalmente, quel furto provocò in me un trauma, anche perché poco
tempo prima avevo accompagnato due storici dell’arte americani, che
avevo conosciuto negli Stati Uniti, a vedere il Caravaggio palermitano.
Ad
anni di distanza ho avuto lo stimolo per scrivere “Il muro di vetro”.
E’ stata necessaria un’altra occasione per fare scattare la molla
narrativa: la notizia data dai quotidiani, dell’affitto di appartamenti
confiscati a esponenti di Cosa Nostra. Ho pensato: se un mafioso di rango è costretto
ad abbandonare la propria casa senza avere tempo di sgomberarla, forse vi
ha dovuto lasciare una refurtiva importante.
E’ nata così una storia di fantasia, ispirata dalla realtà.
Tra i protagonisti: un avvocato che fa il doppio gioco, un pescivendolo che
pescivendolo non è, una giovane che seduce il protagonista. Un amalgama
per confezionare un prodotto narrativo che persegue un sogno: quello di rivedere
la Natività.
Giuseppe Quatriglio
Calvello il bastardo
Calvello è il più felice dei grandi romanzi storici dedicati dal
Natoli al settecento siciliano.
E’ il pannello più realistico poiché offre al lettore un
affresco della Sicilia che va incontro al secolo diciannovesimo, vivo, palpitante
e, quel che più conta, fedelmente ricostruito attraverso la conoscenza
diretta dei documenti e la lettura puntuale ed aggiornata, da parte del suo autore,
di quello che la storiografia italiana e straniera, ai primi del novecento, aveva
dedicato a questa fase della storia siciliana.
Massimo Ganci











